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Il gusto unico dell’autunno altoatesino: il Törggelen

E come ogni anno ecco che ci risiamo: l’estate è terminata (ma in fondo quest’anno l’abbiamo poi vista??), le giornate si accorciano, e le temperature ci costringono a tirare fuori giacche e cappotti. Ma non tutto il male viene per nuocere.

Dopo una stagione attiva e frenetica, l’autunno ci costringe a rallentare un po’ i ritmi e ad assaporare i suoi tesori: dagli splendidi colori del paesaggio alle tante delizie per il palato tipiche di questa stagione.

E’ tempo di saporiti risotti ai funghi, dolci strudel di mele, caldi stufati di zucca, castagne arrostite e vino novello.

Proprio questi ultimi due sono i protagonisti di un’usanza praticata forse inconsapevolmente un po’ in ogni casa (quella di mangiare castagne accompagnate da del vino), ma particolarmente sentita e curata soprattutto in Alto Adige, dove è diventata oggi uno degli appuntamenti più attesi dell’anno: il Törggelen.

Il termine deriva dal latino “torculum”, ovvero “pressare, spremere”, e si riferisce alla pigiatura dell’uva dopo la vendemmia.

La tradizione sembra affondare le sue radici nell’usanza dei contadini di peregrinare da un maso all’altro, di cantina in cantina, per assaggiare e gustare il mosto appena prodotto, accompagnandolo con scoppiettanti caldarroste.

Una sorta di maratona del gusto in un’atmosfera familiare di scanzonata convivialità.

Lo stesso calore e la stessa allegria hanno varcato negli anni la soglia della dimensione privata e rivivono oggi in chiave moderna nei masi, nelle cantine, nei ristoranti e nelle stube altoatesine.

Ricordo il primo toerggelen che ho fatto, un po’ per caso: ero con un gruppo di amici di ritorno dall’ultima gita di stagione in Alto Adige, e prima di imboccare l’autostrada abbiamo deciso di mangiare un boccone.

Ci siamo fermati a pochi chilometri da Bolzano, a Ora, nel ristorante dell’Hotel Elefant, e lì mi si è aperto un mondo: fino ad allora credevo che l’unico posto in cui potessi gustarmi una castagnata con buon vino fosse a casa oppure alle sagre di paese.

Invece ho scoperto questa bellissima tradizione, che coniuga sapientemente la buona cucina, l’allegria delle migliori compagnie, e quel tipico calore casalingo che gli Altoatesini sanno ricreare così bene.

Da allora non mi sono più fermata. Il törggelen in Alto Adige è diventato un appunatmento fisso nella mia agenda di fine anno, benché al di fuori delle tradizionali logiche stagionali.

Con le loro antiche tradizioni, i locali e le stube altoatesine sono tutte da scoprire, e ognuna interpreta e personalizza il törggelen con formule diverse: dal semplice spuntino tardo-pomeridiano a vere e proprie serate con musica, canti e menù ricchi e succulenti.

In questo caso, ad accompagnare vino nuovo e caldarroste, le migliori specialità gastronomiche dell’Alto Adige e prelibatezze fatte in casa: speck, pane nero, minestre di orzo, Schlutzkrapfen (dei ravioloni tipici con spinaci e ricotta), salsiccia e crauti, krapfen ai mirtilli e molto altro.

Come fanno ad esempio al Reatl-Hof di Barbiano, in Val d’Isarco, dove ho assaggiato probabilmente il miglior törggelen di sempre. Oppure, restando nei pressi del capoluogo, allo Steidler Hof, da cui si gode una magnifica vista su Bolzano.

Insomma ce n’è per tutti i gusti, in ogni senso.

Fortunatamente prima di sedersi a tavola è consuetudine fare delle passeggiate e delle gite in montagna o fra i vigneti con amici e famigliari, altrimenti i sensi di colpa potrebbero sopraffare chiunque!

Allora, convinti? Con queste premesse, come si fa a non amare (anche) l’autunno?

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